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Martedì, 1 Agosto, 2017 - 14:47
«I parlamentari vengano in ospedale a vedere in che condizioni è mia figlia»
Il padre di Elisa: «E' una situazione incomprensibile. È assurdo che di fronte a una questione così delicata come quella del testamento biologico la politica non faccia niente. E non farà niente nemmeno nei prossimi mesi, glielo dico io. Si figuri: siamo a fine legislatura, si avvicinano le elezioni, nessun politico si sbilancerà su un tema del genere».

«I parlamentari vengano in ospedale a vedere in che condizioni è mia figlia»

Articolo di Alessandro Gonzato pubblicato su Libero - Giuseppe, 69 anni, è al capezzale di sua figlia dal 22 febbraio 2006, da quando Elisa, oggi 46 enne, fu vittima di un tremendo incidente d'auto. A seguito delle gravissime ferite subite alla scatola cranica entrò in stato vegetativo permanente. Non ha mai avuto la minima possibilità di ripresa. La donna giace immobile su un letto della casa di riposo "Antica Scuola dei Battuti", a Mestre, nel Veneziano. Respira grazie a una cannula e viene alimentata tramite un sondino. Il padre, distrutto dal dolore, riesce comunque a parlare a Libero con voce decisa. Ogni giorno cerca di farsi forza come può. Elisa ha solo lui: tutti gli altri parenti sono morti. Giuseppe (non scriviamo il cognome per rispettare la sua volontà) ha lo stesso nome del padre di Eluana Englaro. E chiede che anche sua figlia possa avere una «dolce morte». «Ormai però non ho più fiducia nelle istituzioni».

In effetti nemmeno il clamore suscitato dalla vicenda Englaro ha smosso il Parlamento.

«Già. Però ci avevo sperato. Qualche mese dopo la morte di Eluana ero andato dal mio avvocato per capire se si fosse aperto uno spiraglio. Sa cosa mi ha risposto? Che se avesse avuto anche solo il 5 per cento di possibilità di vittoria avrebbe intentato una causa. Purtroppo, per colpa delle leggi dello Stato italiano, non abbiamo potuto fare nulla. Giovedì andrò a Roma, ma in parte ci andrò come un atto dovuto, niente di più».

Ha appuntamento con qualche politico?

«Macché! Mi ha invitato l'Associazione Coscioni, la stessa che seguì il caso di Eluana. Li ringrazio tantissimo, ma non ho molte speranze. Ho parlato con uno dei dottori che assiste mia figlia: mi ha detto ancora una volta che qui hanno tutti le mani legate. Senza una legge in materia rimane tutto fermo».

È rassegnato?

«Le accenno a un altro caso, così si rende conto dell'immobilismo contro cui dobbiamo lottare. Mi creda, è una vicenda emblematica».

Dica.

«In un ospedale di Verona c'è una signora ridotta in stato vegetativo dopo che trent'anni fa tentò di suicidarsi. Mi dica lei se quella donna, col suo gesto, non aveva lasciato un testamento biologico, se non aveva messo in chiaro le sue volontà. Eppure non c'è una legge che le dia diritto alla "dolce morte". ll mio avvocato mi ha detto che finché mia figlia resterà ricoverata non si potrà fare niente. Dovrei riuscire a portarla a casa, ma al momento io sono soltanto l'amministratore di sostegno di Elisa, dovrei riuscire a farmi nominare tutore dal giudice».

Pensa che sia possibile?

«Non credo: andrebbe contro la legge, e di magistrati che vanno deliberatamente contro la legge non ne ho mai conosciuti. Che i politici vengano in strutture come questa di Mestre e si rendano conto delle situazioni che vivono un sacco di famiglie! Ci sono tante altre persone nello stato di mia figlia. Ci sono casi che fanno rabbrividire. Quello che penso io conta fino a un certo punto. I politici entrino negli ospedali e guardino coi loro occhi. Si rendano conto dawero di cosa viviamo ogni giorno e della condizione in cui sono ridotte queste persone».