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Giovedì, 14 Settembre, 2017 - 15:35
Biotestamento: la logica del rinvio e delle promesse
Il Senato sceglie di iniziare la discussione il 27 settembre solo se già concluso l'iter in Commissione. La Commissione non lo sta nemmeno esaminando. Matteo Mainardi ci racconta cosa si muove in Parlamento sul testamento biologico.

Biotestamento: la logica del rinvio e delle promesse

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Era il 13 settembre del 2013 quando le firme di 67.000 cittadini a sostegno della proposta di legge “Eutanasia legale” furono depositate alla Camera dei Deputati. Da allora, in spregio del dettato costituzionale che prevede che “il popolo esercita l’iniziativa delle leggi”, il Parlamento non ha discusso nemmeno 5 minuti di legalizzazione dell’eutanasia. A nulla sono valsi i richiami dell’allora Presidente Napolitano (il Presidente Mattarella non si è invece mai espresso), l’appello al Parlamento rivolto da decine di persone malate e di personalità del mondo della politica e della cultura.

Il Senato riprenderà la prossima settimana i suoi lavori dopo l’interruzione estiva di quasi due mesi. Anche la legge sul testamento biologico, così come quella sull'eutanasia,seppur sia già stata approvata dalla Camera, è di fatto affossata. Formalmente il testo è inserito nel calendario del Senato per il 27 settembre, ma con la clausola “ove terminato l’esame in commissione”. La commissione competente - Igiene e Sanità - però non ha in calendario il testo perché attende il parere della Commissione Bilancio, la quale ha il tema del testamento biologico come ottavo punto all’ordine del giorno.

In sintesi, siamo alla paralisi.

Lo ripetiamo: l’unica possibilità per arrivare in tempo all’approvazione della legge è che la Presidente della XII Commissione, Emilia Grazia De Biasi (PD), faccia davvero ciò che lei stessa aveva “proposto”: ossia che invii il testo direttamente in Aula, sottraendolo dall’ostruzionismo dei 2.990 emendamenti presentati in Commissione.

​Nonostante le rassicurazioni, la logica del rinvio e delle promesse continua. L'unico fatto certo è che da un semestre nulla si muove in Parlamento.