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Mercoledì, 6 Giugno, 2018 - 16:13
Il Portogallo non legalizza l’eutanasia, ma almeno ne discute
Il 29 maggio il Portogallo ha votato contro le proposte di legalizzazione dell’eutanasia con 115 contrari alla legalizzazione e 110 favorevoli. Niente legalizzazione, ma almeno se ne è parlato.

Il Portogallo non legalizza l’eutanasia, ma almeno ne discute

Articolo di Viola Tofani - Neanche a parlarne, alcuni dei nostri quotidiani - inutile farne i nomi, li conosciamo - hanno titolato a caratteri cubitali "Vittoria della vita" per commentare il voto portoghese sulla depenalizzazione dell'eutanasia.

Il Parlamento lusitano ha detto "no" ai quattro progetti di legge per la legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito proposti dai partiti della sinistra (in appoggio al Governo) e, nonostante il margine di vittoria sia stato risicato (115 voti contro, 110 a favore), le proposte dei vari partiti sono state sbattute in prima pagina come "sonoramente rigettate", forse anche per colpa delle varie fazioni proponenti, ree di non aver fatto quadrato attorno ad unico testo.

Certo è che il tema è stato di così forte interesse da trascinare in campo figure di notevole spicco, tra cui il Presidente della Repubblica, Marcelo Rebelo de Sousa, che, alla vigilia del voto, aveva annunciato il suo veto per fermare le quattro iniziative in caso di approvazione da parte del Parlamento. Non solo lui, anche il Patriarca cattolico di Lisbona, Manuel Clemente, il lunedì precedente il voto, dopo l'ennesima notte di veglie e manifestazioni pacifiche organizzate dalle comunità interreligiose, aveva invitato i deputati «a tener conto del fatto che la società si è espressa insistentemente per il no alla legalizzazione dell’eutanasia». Diciamo che, magari, la società sarebbe stata meglio interpellarla prima con una consultazione popolare.

Inutile dire che, tra tutte le letture che se ne possono fare, resta il fatto che questa si palesa come una pesante sconfitta per il governo socialista, in carica da due anni e mezzo, e stavolta privo del necessario sostegno 'a sinistra' al momento del voto per portare avanti una legge che si richiede sempre più insistentemente in tutta Europa. Per una volta, e in modo del tutto eccezionale, il partito comunista si è allineato alle stesse posizioni della Chiesa Cattolica contro la depenalizzazione dell’eutanasia.

Dopo questa sconfitta in tema di diritti e libertà civili, non resta che interrogarsi sulle motivazioni di tali scelte, soprattutto considerando che il dibattito è rimasto tutto interno alle fazioni politiche, senza dare libertà di esprimersi ai cittadini, lasciando così che i dati fossero strumentalizzati dai contrari (si è parlato dell'89% dei cittadini contrari, un dato un pò surreale). Un deputato del Pcp che ha votato contro la legge, ha giustificato la questione dicendo che «non si può affrontare la vita umana in funzione della sua utilità, degli interessi economici o di discutibili modelli di dignità sociale» anche se «continueremo a batterci per il diritto di tutti di rifiutarsi a pratiche mediche che prolunghino artificialmente la vita». Una palese contraddizione, che lascia forse intendere che ciò che è veramente mancato in Portogallo, più della volontà politica al momento del voto, è stata una comunicazione corretta di cosa andava realmente a regolamentare la legge: non una "soluzione finale" per i malati da decidere ad opera di terzi, ma una possibilità di scelta per il singolo rispetto alla sua propria condizione.

Insomma, in Portogallo come si spera di poter far presto anche in Italia e come dovrebbe accadere ovunque, il fine vita dovrebbe poter essere regolato non per colpire le persone più vulnerabili o per interessi economici e di utilità, ma proprio per quel famoso diritto di tutti a decidere per sé stessi quando la propria vita sia o meno degna di essere ancora vissuta e quanto dolore si è capaci e si è disposti a sopportare. Ma la scelta dovrebbe essere privata, solo e solamente dell'individuo, cosa che troppo spesso chi siede in Parlamento tende a dimenticare.