23.11.2015

Mio fratello si è gettato dal quarto piano

Mio fratello si è gettato dal quarto piano

Carlo Troilo è uno dei più impegnati attivisti italiani per la legalizzazione dell’eutanasia. Ha deciso di rendere pubblica la vicenda di suo fratello, Michele, suicidatosi a causa della mancanza di diritti nel fine vita in Italia.

Mi chiamo Carlo e da anni mi batto per la legalizzazione dell’eutanasia.

Mio fratello Michele, settantunenne, celibe, colpito da una gravissima forma di leucemia, dopo un primo ciclo di chemioterapia che sembrava essere molto efficace, è stato di nuovo attaccato dalla malattia in forma così acuta che la pur ineccepibile struttura ospedaliera del professor Mandelli si è vista costretta a rimandarlo a casa, impegnandosi a una benemerita azione di assistenza domiciliare gratuita.

Quando era ancora sano, Michele diceva che in un caso del genere avrebbe desiderato che un medico lo aiutasse a morire dolcemente. Poiché ciò, in Italia, non è possibile, ha scelto – tre giorni dopo il ritorno a casa – di farla finita gettandosi dal quarto piano.

Sconvolto da questa scelta terribile, ho ammiro il suo coraggio, la sua dignità, ed ho voluto rendere pubblica la sua tragedia, sperando fosse l’occasione per una riflessione serena sul "diritto alla morte". E’ orribile, ma che scelta aveva non volendo più vivere? Non una lametta per tagliarsi le vene né la forza per stringere una corda al collo o raggiungere la stazione e farsi stritolare da un treno. Perché queste, cari difensori della vita ad ogni costo, sono le alternative per un malato terminale. Non la possibilità di chiedere un gesto di pietà, una morte dignitosa, alla struttura ospedaliera, costretta a metterlo fuori quando non sapeva più come curarlo. Avrebbe potuto averla, Michele, se fosse nato in Olanda o in altri paesi civili, non soffocati dal peso di quella stessa, spietata religione cattolica che vieta i contraccettivi in un mondo in cui ogni giorno migliaia di bambini muoiono di fame.

A tutti dovrebbe essere riconosciuto, tra i fondamentali diritti, quello a una morte dignitosa quando la guarigione è impossibile e la sofferenza insopportabile. In nome di chi o cosa ci viene negato? Valori religiosi? E se io non credo, o se pur credendo decido, con libero arbitrio, di porre fine alla mia vita, perché deve prevalere il volere di altri?

Caro Michele, mi vergogno di vivere nel Paese che ti ha costretto a questo. Ammiro il tuo coraggio e so che lo hai fatto anche per alleviare la pena di chi ti voleva bene, per altruismo, per dignità e per pudore…

Carlo Troilo

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