02.03.2020

Anche in Germania incostituzionale il reato di assistenza medica al suicidio

Anche in Germania incostituzionale il reato di assistenza medica al suicidio

Il 26 febbraio la Corte costituzionale federale tedesca (Bundesverfassungsgericht) ha dichiarato incostituzionale il reato di assistenza medica al suicidio. La decisione avrà ripercussioni negli stati europei.

Dopo le argomentazioni della Corte costituzionale italiana nella sentenza sulla disobbedienza civile di Marco Cappato, arriva ora la Corte tedesca ad aprire la strada a nuovi bilanciamenti tra i diritti alla vita e all’autodeterminazione. Bilanciamenti che travalicano i confini di Italia e Germania alla luce della propensione sempre più marcata dei giudici costituzionali europei a confrontarsi non solo con la giurisprudenza sovranazionale, ma anche con posizioni e argomenti espressi dalle Corti Supreme di altri Stati nazionali.

La disposizione su cui la Corte tedesca si è espressa riguarda una norma introdotta nel 2015 che si articola in due commi: «[1]. Chiunque, con l’intenzione di favorire il suicidio altrui, ne offre o procura l’opportunità commerciale, anche in forma d’intermediazione, è punito con la pena detentiva sino a due anni o con la pena pecuniaria. [2]. In qualità di compartecipe è esente da pena chi agisca in modo non commerciale e sia parente della persona favorita indicata al comma 1, oppure a questa legata da stretti rapporti».

Le ragioni alla base dell’invalidità della norma consistono nella limitazione sproporzionata che la sanzione penale pone, anche se circoscritta ad alcune specifiche forme di aiuto al suicidio, al pieno ed effettivo esercizio del diritto della persona ad autodeterminarsi alla morte.

Per una articolata e puntuale ricostruzione della sentenza, vi rimandiamo a questo commento di Francesco Lazzeri, dottorando in ricerca di diritto penale.

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