24.09.2019

Cappato: “Decidere sulla propria vita, un diritto fondamentale”

Cappato: “Decidere sulla propria vita, un diritto fondamentale”

Questa mattina in Corte costituzionale nuova discussione sul fine vita dopo il silenzio del Parlamento.

Il compito della Consulta è un compito difficile e importante” e noi “attendiamo col massimo rispetto questa decisione, qualunque sia. Ho aiutato Fabiano perché l’ho ritenuto un mio dovere morale, ora dovremo sapere se può essere riconosciuto come un diritto“. Ad affermarlo il promotore della campagna Eutanasia Legale, Marco Cappato, dopo l’udienza di oggi alla Consulta in cui si è discussa la costituzionalità dell’articolo 580 del codice penale che disciplina il reato di aiuto al suicidio. “Qui non c’è in causa solo più il diritto di Fabiano o la mia situazione personale – ha continuato – ma la libertà fondamentale di tante persone che si trovano in situazione di sofferenza insopportabile e che non vogliono più subirla. Questa è la posta in gioco oggi, il Parlamento si è dimostrato inadeguato ad affrontare il tema“.

Cappato ha poi citato il caso di Remo Cerato, il 58enne consigliere comunale di Germagnano, in provincia di Torino, morto lo scorso 9 settembre e che ha denunciato l’essere “andato incontro alla morte con l’agonia della sospensione delle terapie non potendo accedere all’assistenza e alla morte volontaria“. E ancora: “Questi sono solo i casi conosciuti. Non sappiamo quanto di clandestino, di sconosciuto, nella disperazione che la clandestinità crea nelle corsie degli ospedali e nelle case degli italiani, che hanno il diritto di essere aiutati alla luce del sole“.

La questione è posta dinnanzi alla Corte vede intricarsi principi fondamentali quali il diritto alla vita, il diritto alla salute e la libertà della persona, che tirano in ballo anche il ruolo di medici e paramedici. La Consulta è tornata a riunirsi questa mattina dopo l’ordinanza 207 con la quale – intervenendo sul caso sollevato dalla Corte d’Assise di Milano – si scelse una strada senza precedenti: pur cogliendo aspetti di incostituzionalità nella parificazione fra suicidio assistito e vera e propria istigazione al suicidio si decise, proprio in omaggio alla delicatezza della materia, di differire il pronunciamento, fissando già allora la nuova udienza per oggi. In quell’occasione la Consulta reputò “doveroso – in uno spirito di leale e dialettica collaborazione istituzionale – consentire al Parlamento ogni opportuna riflessione e iniziativa, così da evitare, per un verso, che, una disposizione continui a produrre effetti reputati costituzionalmente non compatibili, ma al tempo stesso scongiurare possibili vuoti di tutela di valori, anch’essi pienamente rilevanti sul piano costituzionale“. In un 11 mesi, il Parlamento non ha prodotto alcun testo.

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