11.06.2020

Eutanasia: la storia di Giorgia

Eutanasia: la storia di Giorgia

“Buongiorno. Mi chiamo Giorgiaho 33 anni, soffro da ormai 7 anni di una rara malattia chiamata nevralgia del pudendo. Probabilmente non la conoscete. Si tratta di un dolore neuropatico cronico, che si aggrava quando sto seduta. Solitamente arriva in età molto più avanzata, ma a quanto pare non sono stata “fortunata”. Ho dolori continui e intensi, bruciori a non finire. Ho fatto di tutto in questi anni, ma nessun risultato. Vivo nel dolore fisico costante. Non riesco a lavorare. Vorrei vivere, ma come posso? Gli ultimi anni sono stati solo dolore per me! Cosa bisogna fare per iniziare il percorso per l’eutanasia? So che in Italia ancora nulla è possibile, ma è l’unica cosa che può fare smettere il dolore ormai”.

Quella di Giorgia (nome di fantasia per proteggerne la privacy) è solo una delle tante lettere e chiamate che continuano ad arrivarci giorno dopo giorno.

Dal 2015 a oggi sono 857 le persone che abbiamo aiutato con informazioni sull’eutanasia. Quasi 4 ogni settimana. Abbiamo indirizzato migliaia di persone verso le cure palliative e alcune di loro hanno optato per la sedazione palliativa profonda, diritto che abbiamo conquistato nel 2018.

Per le persone come Giorgia, per cui non c’è cura ma allo stesso tempo la sopravvivenza non è garantita da dei macchinari, la legge italiana non dà risposte. Se non quella della sofferenza fino al “termine naturale della vita”, come dicono alcuni.

Al fine di superare questo limite, l’8 luglio riprenderà il processo nei confronti di Mina Welby e Marco Cappato per l’aiuto a recarsi in Svizzera fornito a Davide Trentini, ex barista di 53 anni, affetto da sclerosi multipla per cui nessun palliativo ormai faceva più effetto.

L’aiuto dato a Davide può portare Mina e Marco a una condanna fino a 12 anni di carcere. Oppure, come nel caso di Dj Fabo, potrebbe portare ad un ulteriore allargamento delle possibilità di scelta nel fine vita per tutti i cittadini italiani.

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