15.10.2020

La ASL rifiuta la prima richiesta di suicidio assistito in Italia

La ASL rifiuta la prima richiesta di suicidio assistito in Italia

Il servizio sanitario nazionale nega un diritto riconosciuto dalla Corte costituzionale, agiremo per via legale.

Una ASL si è recentemente rifiutata di applicare il principio stabilito dalla sentenza 242\2019 della Corte Costituzionale, che ha valore di legge, sul diritto ad accedere al suicidio medicalmente assistito. Ad annunciarlo Filomena Gallo, avvocato e Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, durante la fasi conclusive del XVII Congresso annuale dell’associazione per i diritti civili.

L’Associazione Luca Coscioni sta seguendo due casi di persone con malattie irreversibili che hanno chiesto di poter porre fine alle proprie sofferenze con suicidio assistito in Italia. Nel primo caso, dopo ben 38 giorni (un tempo comunque troppo lungo per un malato grave), il paziente sarà sottoposto nei prossimi giorni alla prima visita di verifica della sua condizione e della consapevolezza delle scelte che sta effettuando anche alla luce delle possibilità di sottoporsi a cure palliative. Il secondo caso riguarda invece un uomo di 42 anni, immobilizzato da 10, a causa di un incidente. Alla sua richiesta, inoltrata alla ASL competente a fine agosto, ha ricevuto qualche giorno fa un divieto a procedere:

“[…] La richiamata sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale interviene espressamente su questioni di legittimità costituzionale dell’art 580 del codice penale sollevate dalla Corte di Assise di Milano in relazione a diversa fattispecie, rispetto al Suo caso. Nella medesima sentenza, inoltre, si sollecita ulteriormente il Parlamento abbia provveduto nel senso indicato dalla Corte Costituzionale, normando con il necessario rigore le condizioni che devono sussistere e le relative modalità di esecuzione da applicare in una simile delicatissima e complessa fattispecie. Pertanto questa Direzione ritiene che, allo stato attuale della normativa vigente, non sia possibile esprimere un parere favorevole alla sua richiesta. La SV potrà comunque legittimamente avvalersi, ai sensi della citata L. n. 219/2017 delle cd “disposizioni anticipate di trattamento”, che prevedono la rinuncia ai trattamenti sanitari necessari alla sopravvivenza del paziente e la garanzia dell’erogazione di una appropriata terapia del dolore e di cure palliative”.

“Una risposta che disconosce gravemente annunciato dalla sentenza 242\2019 della Corte Costituzionale, che, con valore di legge, stabilisce dei passaggi specifici per tutti quei pazienti affetti da patologie irreversibili che in determinate condizioni, possono far richiesta di porre fine alle proprie sofferenza, attraverso un iter tramite SSN”, ha dichiarato Filomena Gallo. “Il Servizio Sanitario Nazionale dunque tramite questa ASL ha negato ufficialmente quanto previsto dalla Consulta. Per questo stiamo preparando un’azione giudiziaria contro questo diniego di gravità assoluta e continuiamo a ribadire l’urgenza di una legge che regolamenti le scelte di fine vita a garanzia di diritti fondamentali”.

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