07.05.2019

La campagna per l’Eutanasia Legale non può che lottare per Radio Radicale

La campagna per l’Eutanasia Legale non può che lottare per Radio Radicale

Il governo di Salvini e Di Maio ha eliminato convenzioni e contributi e il 20 maggio è la data ultima per scongiurare la chiusura di Radio Radicale.

Articolo di Matteo Mainardi, coordinatore della campagna Eutanasia Legale – L’emittente che dal 1975 trasmette e archivia ogni evento della vita istituzionale e pubblica italiana, potrebbe ritrovarsi a tacere per sempre e con lei la società civile, la memoria di un’intera nazione e le battaglie per i diritti civili che hanno cambiato e stanno cambiando l’Italia.

Voglio qui soffermarmi su ciò che più da vicino seguo: la campagna per l’eutanasia legale, che quest’anno compirà 35 anni. Dove ritrovare e ripercorrere la storia di questa istanza civile diventata negli anni sempre più pressante fino ad arrivare nel 2010 a costringere il Parlamento ad approvare una legge sulle cure palliative e nel 2017 ad approvare una legge sul testamento biologico? L’unico archivio che può aiutare a ricostruire questa storia, dalle dirette voci di chi negli anni ha appoggiato ed ostacolato queste leggi, è Radio Radicale.

La prima traccia registrata sul tema, associata alla chiave di ricerca “eutanasia”, è datata 12 novembre 1984. La registrazione di quasi due ore, è quella del XXII Congresso della Nuova Accademia delle Scienze in cui, tra gli altri, intervenne anche Stefano Rodotà, allora cinquantenne deputato della Sinistra Indipendente durante il primo Governo Craxi, nell’Italia del Pertini Presidente.

Da quella registrazione ad oggi ne seguono altre 1291. Grazie a Radio Radicale possiamo ripercorrere la lunga strada che va dalla presentazione della prima proposta di legge sulla legalizzazione dell’eutanasia (direttamente dalla voce di Loris Fortuna, 7 febbraio 1985) all’ultima audizione degli esperti alla Camera dei Deputati nell’ambito dell’esame delle proposte di legge in materia di liceità dell’eutanasia (11 aprile 2019). Giorno dopo giorno possiamo riascoltare i convegni, rivedere le manifestazioni, rivivere le conferenze stampa e le sedute parlamentari sul tema.

Dalla prima registrazione (21 dicembre 2002) con cui Piergiorgio Welby si presentò all’Italia, passando per la conferenza stampa (6 febbario 2009) con cui il Berlusconi Presidente commentò il rifiuto del Presidente della Repubblica Napolitano di firmare il Decreto legge con cui si sarebbe costretta Eluana Englaro all’accanimento terapeutico, fino ad arrivare all’annuncio della disobbedienza civile di Marco Cappato e Mina Welby (19 marzo 2015) che ha poi portato all’ordinanza della Corte costituzionale sull’aiuto al suicidio, Radio Radicale ci racconta un’Italia che nessun altro media italiano ha mai raccontato. E non solo la racconta, ma la conserva per il futuro.

Non esiste altro archivio storico così popolato di informazioni in Italia e forse nel mondo. Chiudere Radio Radicale significa spegnere la nostra memoria, scordare chi siamo e da dove veniamo, significa smettere di vedere dove stiamo andando.

Nel presente, senza guardare avanti o indietro nel tempo, significa molto di più: l’esclusione dei cittadini da qualsiasi discussione all’interno dei palazzi, non poter seguire la trattazione delle leggi, non avere la minima idea di come procedono i lavori parlamentari se non per interposta persona.

Come dice una vignetta di Staino: “Credo sia per questo che la vogliono far chiudere”.

Firma anche tu l’appello per la vita di Radio Radicale e condividilo!

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