24.10.2019

L’ultima corsa di Marieke

L’ultima corsa di Marieke

Ci ha lasciati Marieke Vervoot, campionessa e ambasciatrice del diritto all’eutanasia.

Estratto dell’articolo di Alessandro Belardetti sul Quotidiano Nazionale – […] Ha scelto l’eutanasia a 40 anni l’atleta paralimpica Marieke Vervoort che in carrozzina aveva vinto un oro e un argento alle Paralimpiadi di Londra 2012, oltre a un argento e un bronzo quattro anni dopo a Rio. Soffriva di una malattia muscolare degenerativa incurabile dall’età di 14 anni e già nel 2008 aveva firmato i documenti per consentire a un medico di porre in futuro fine alla sua vita. In Belgio l’eutanasia è legale dal 2002 e lei già due anni fa aveva detto di essere pronta per questo passo per colpa delle sofferenze continue: un calvario insopportabile. «Se non avessi avuto quei documenti, credo che mi sarei già ammazzata», aveva confessato. Per la sua vita quotidiana era assistita da un labrador addestrato, Zenn, il suo amico inseparabile. Quella grave patologia non le ha impedito di praticare una vita sportiva con passione, prima giocando a basket su sedia a rotelle, poi dedicandosi a nuoto e triathlon. La sua adolescenza è stata segnata da appuntamenti «da un medico all’altro, che non sapeva cosa avevo e mi dava cattive notizie», spiegò Marieke. […] La malattia -la quadriplegia progressiva alla spina dorsale -, soprattutto negli ultimi anni, le provocava dolori atroci che le impedivano persino di dormire, con la paralisi delle gambe e crisi epilettiche che la costringevano ad assumere altissime dosi di antidolorifici e morfina. […] Considerava gli allenamenti la sua «vera medicina».

[…] Dopo aver conquistato la quarta medaglia olimpica a Rio, Vervoort aveva annunicato: «Mi sto ancora godendo ogni piccolo momento. Quando avrò più giorni brutti che buoni, allora ho già i miei documenti di eutanasia, ma il tempo non è ancora arrivato». Contava i giorni, i minuti, e martedì scorso ha sentito scattare quell’ora dentro di sé: «Ora è troppo dura per me. Non ho mai provato questi sentimenti prima, divento sempre più depressa. Piango molto. Tutti mi hanno vista gioire, vincere medaglie, essere forte, ma non vedono il resto». […] La campionessa ha sempre difeso l’eutanasia, una pratica illegale e nel vortice del ciclone in molte legislature democratiche del mondo: «Non mi fa più paura la morte, so che non soffrirò quando succederà. Vedo tutto ciò come l’andare a dormire e non svegliarmi mai più». Prima di compiere il passo definitivo, a settembre Marieke ha esaudito un ultimo desiderio, compiendo alcuni giri a bordo di una Lamborghini sul circuito di Zolder: «Ho realizzato parecchi sogni in vita mia, e questo era l’ultimo».

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