06.09.2019

Mario Riccio: “Suicidio Assistito: facciamo chiarezza”

Mario Riccio: “Suicidio Assistito: facciamo chiarezza”

Questa settimana la rivista “Left” dedica due approfondimenti al fine vita. Pubblichiamo di seguito un estratto dell’articolo firmato da Mario Riccio, medico anestesista di Piergiorgio Welby

Il 24 settembre tutto il mondo laico e progressista avrà gli occhi puntati in direzione della Corte costituzionale. E’ fissata infatti per quel giorno la sentenza sulla legittimità dell’aiuto al suicidio, quesito come noto sollevato nel corso del processo Cappato-DjFabo, che può segnare un punto di svolta per chiunque si batte per affermare la legittimità – etica, deontologica, giuridica, religiosa – della morte medicalmente assistita (Mma). Oggi non è più sostenibile il concetto di morte naturale né è definibile quello di accanimento terapeutico. La morte è divenuta un processo dinamico, spesso prevedibile nel tempo quale esito di una prognosi sempre più precisa. Solo il paziente stesso potrà decidere – quando capace di intendere e volere o avvalendosi dello strumento delle Direttive anticipate di trattamento come previsto nella recente legge 219/17 – ove collocare il proprio limite da lui ritenuto accettabile e degno di essere vissuto. […] Un trattamento pur non essendo futile/inutile può essere comunque rifiutato dal paziente.

La rinuncia ad una terapia salvavita comporta la morte del paziente. Talora questa rinuncia deve essere eseguita materialmente dal medico, dovendola accompagnare a un atto medico correlato. Come, ad esempio, nel caso dell’interruzione della terapia ventilatoria meccanica in un paziente che non possa provvedere da solo a staccarsi dal ventilatore perché paralizzato. Ma se anche potesse materialmente farlo, necessiterebbe comunque di una preventiva sedazione per evitare di soffrire durante il tempo – pur breve – che il distacco del ventilatore lo separerebbe dalla morte. Il medico provvedendo ad entrambe le manovre – sedazione e distacco – non sta già forse determinando la morte del paziente stesso con la sua azione? Non è del tutto simile, almeno sotto il profilo etico-deontologico, a quando un medico provvede a un trattamento eutanasico o di assistenza al suicidio? […]

Talora invece ci troviamo di fronte a malattie con prognosi infausta a breve media-durata e con una prospettiva di essere caratterizzate da sofferenza psico-fisica. Non è certo il ricorso alla sedazione palliativa continua profonda – pur legittima e anch’essa contenuta nella legge 219/17- l’unica e sola soluzione che il medico può e deve garantire al suo paziente. In particolare se il paziente la rifiuta e chiede in alternativa la Mma. Il medico non può certo nascondersi evocando una supposta fine naturale come unica soluzione della storia clinica del suo paziente – rifiutando suoi interventi diretti – in una condizione che è stata invece proprio determinata dal sapere e dall’azione medica e che quindi di naturale ha ben poco. In questo caso è invece un preciso dovere morale del medico, della moderna medicina, riconoscere come legittima la richiesta di Mma ed è doverosa una risposta positiva.

[… ] Questo nuovo Governo del cambiamento – il secondo tentativo, visto che il primo non si è certo distinto per attenzione al tema dei diritti civili – che pare vada formandosi mentre stiamo scrivendo, saprà accettare questa realtà e rispondere in maniera adeguata alle esigenze dei cittadini senza pregiudizi ideologici ma nel rispetto del diritto ad autodeterminarsi anche alla fine della propria vita? […]

Anche il dott. Mario Riccio sarà presente alla manifestazione/concerto del 19 settembre a Roma. Partecipa anche tu!

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