22.11.2018

Mina Welby: “DAT e cure palliative aiutano. Ma rimangono vuoti normativi”.

Mina Welby: “DAT e cure palliative aiutano. Ma rimangono vuoti normativi”.

Pubblichiamo di seguito un contributo di Mina Welby, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni e disobbediente civile per una legge sull’Eutanasia Legale.

I due più grandi tiranni della terra sono il caso e il tempo”, dice Piero Welby, citando J.G. Herder.

Incontrandoci nella vita, con Piero, abbiamo fatto del caso una necessità. Abbiamo dovuto lottare per l’affermazione del diritto alla vita indipendente e per il diritto di non soffrire più. Sembrava tanto semplice, eppure per vedersi garantiti questi diritti Piero ha avuto bisogno di un medico, il dott. Mario Riccio, che a seguito del suo dovere si è visto incriminare per omicidio del consenziente. Dopo 7 lunghi mesi è stato prosciolto.

Ogni volta che mi arriva una richiesta di aiuto al suicidio, sento nel cuore e nella mente le sofferenze della persona e della sua famiglia. Ora ho gli strumenti per far fronte a ciò. Qualcosa nel corso degli anni si è mosso: abbiamo la legge sulle disposizioni anticipate di trattamento e le cure palliative assicurano un percorso con sofferenza limitata e morte dignitosa.

Ma da sempre vedo una lacuna per quello che riguarda la libertà di scelta. Fabiano Antoniani, con la sua morte volontaria assistita in Svizzera, dimostra che esistono diritti costituzionali ancora non pienamente tutelati, mancando l’interpretazione da parte di una legge. Spero che anche la sofferenza refrattaria a ogni lenimento di Davide Trentini ne possa essere inclusa. Darebbe possibilità alle persone non dipendenti da ausili invasivi di ottenere una morte dignitosa quando ricercata.

Spesso mi chiedo se sia proprio necessario che una persona, che arriva da un lungo percorso di sofferenza, debba sorbire l’amaro calice fino alla feccia quando non lo vuole. Nessun Dio credo lo voglia. E chi assiste, abbia misericordia.

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