23.05.2019

Vincent Lambert: facciamo chiarezza su questi 11 anni

Vincent Lambert: facciamo chiarezza su questi 11 anni

Grazie alla dott.ssa Lucrezia Fortuna, facciamo il punto sugli ultimi 11 anni che hanno visto sentenze su sentenze intorno al “caso Lambert”

Il Caso

Il 29 settembre 2008 Vincent Lambert rimane vittima di un incidente stradale a causa del quale finisce in stato vegetativo persistente. Non ha redatto alcun testamento biologico, né ha lasciato disposizioni scritte rispetto ai trattamenti di sostegno vitale. L’irreversibilità della sua condizione è stata negli anni accertata da più esperti, da ultimo, il 18 novembre 2018 allorché i medici chiamati a pronunciarsi dal Consiglio di Stato, massimo vertice giudiziario in Francia, affermarono che tale stato (“état végétatif chronique irréversible“) non gli lasciasse “d’accès possible à la coscience“.

Sul corpo e sulla vita di Lambert dal 2013 si sono pronunciati più giudici e per questo è diventato in Francia il simbolo del dibattito sulla fine della vita: da un lato la moglie di Lambert, sua tutrice, la quale richiede l’interruzione dei trattamenti in forza della Legge Cloyes- Leonetti sul fine vita; dall’altra i genitori dell’uomo, che a tale soluzione si oppongono fermamente, ritenendo tale gesto una condanna a morte per il figlio. Il 20 maggio 2019 doveva segnare la fine di questa odissea: i medici avevano infatti annunciato per tale data l’avvio delle procedure di arresto dei trattamenti di nutrizione e idratazione artificiali, decisione avallata dal Consiglio di Stato e dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo e, dunque, ritenuta conforme alla legge.

L’ultima decisione della Corte d’Appello di Parigi

Nella serata di lunedì, tuttavia, la Corte d’appello di Parigi ha intimato non doversi procedere con la sospensione dei trattamenti di sostegno vitale posto che, in caso contrario, lo Stato francese incorrerebbe in una grave violazione della Convenzione ONU sulla disabilità e del Protocollo alla stessa, cui la Francia ha aderito. Quest’ultimo prevede infatti la possibilità per i singoli di adire il Comitato ONU per i diritti delle persone con disabilità, istituito dalla Convenzione, mediante segnalazione con la quale gli stessi lamentino violazioni del Trattato da parte di uno Stato ad esso aderente. I genitori di Lambert avevano infatti presentato ricorso davanti al Comitato, come estremo rimedio dinnanzi la decisione dei medici e dei giudici francesi. Il Comitato si era pronunciato per l’ammissibilità del ricorso, richiedendo così alla Francia di non proseguire con le procedure di distacco, dovendo attendere che sul caso l’organismo svolgesse un esame più approfondito. E’ bene sottolineare che la Francia ha sei mesi per presentare le proprie osservazioni e che tuttavia il parere del Comitato non è per la stessa vincolante. Il Ministro della salute francese Agnès Buzyn, pur lasciando intendere che la Francia si atterrà alla decisione, ha sottolineato come sul Caso Lambert le giurisdizioni nazionali e internazionali si sono tuttavia pronunciate in via definitiva, confermando che “le fait que l’équipe médicale en charge de ce dossier est en droit d’arreter les soins“.

L’intervento del Comitato prima e della Corte d’appello poi, lasciano dunque acceso il dibattito: da un lato la lettera della legge e la parola dei giudici, dall’altro la ferma opposizione di chi nel mantenimento in vita di Vincent non vede una “obstination déraisonable“, ma un atto doveroso imposto da un’univoca interpretazione di ciò che è vita. Nell’attesa degli esiti futuri, alcune considerazioni sono d’obbligo.

Quali sono le problematiche aperte?

Innanzitutto, la richiesta del Comitato per i diritti delle persone con disabilità, legittima alla luce della Convenzione e del suo Protocollo, apre uno scenario inedito.
Dal punto di vista sostanziale perché occorre comprendere se nel caso Lambert si possa effettivamente parlare di disabilità. Ma soprattutto perché il Comitato è organismo i cui pareri non hanno natura vincolante. Inoltre, tale parere potrebbe confliggere con la decisione, essa invece vincolante, della Corte Europea dei diritti dell’uomo la quale, il 5 giugno 2015, aveva escluso che la normativa francese in materia, e la conseguente sentenza del Consiglio di Stato riguardo l’interruzione delle cure di sostegno vitale, violassero la Convenzione Europea, affermando al contrario che entrambe fossero compatibili con l’articolo 2 della stessa, il quale sancisce il diritto alla vita.

La seconda è di ordine terminologico, infatti, nel caso di Vincent Lambert è errato parlare di eutanasia, più corretto sarebbe parlare di eutanasia passiva (termine anch’esso foriero di non poche criticità) intesa come interruzione delle cure che tengono artificialmente in vita il paziente. L’eutanasia attiva è invece quella in cui il medico, su richiesta del paziente, cagiona con una condotta attiva la sua morte. Ciò che sostengono la moglie di Lambert e i medici dell’Ospedale dove questi è ricoverato, è che il mantenimento in vita di Vincent costituisce accanimento terapeutico, un’ostinazione irragionevole, lesiva della dignità e della volontà di Vincent stesso. E’ la stessa legge francese, la Claeys –Leonetti (da ultimo modificata nel febbraio 2016), a porre le basi legali alla decisione di interrompere le cure di sostegno vitale. La legge esclude categoricamente l’eutanasia attiva ma ammette, dopo un procedimento collegiale che coinvolge medici e familiari, l’interruzione dei trattamenti sanitari allorché la loro prosecuzione si tramuti in accanimento terapeutico. Nutrizione e idratazione artificiali sono ritenuti pacificamente trattamenti sanitari, passibili di rinuncia. Pur nella diversità dei due casi, la vicenda Lambert riporta alla mente quella di Eluana Englaro. In entrambi i casi viene in rilievo la possibilità di riconoscere anche alla persona incapace, per il tramite del rappresentante legale, la libertà di rifiutare le cure. In entrambi i casi, inoltre, diviene centrale la necessità che il diritto di autodeterminarsi non venga meno per la sola condizione di incapacità del soggetto ma, al contrario, valorizzare l'”inaccettabilità per sé dell’idea di un corpo destinato, grazie a terapie mediche, a sopravvivere alla mente”. In altri termini, così come per Eluana, nel caso Lambert si intende dar voce al modo che ognuno ha di concepire la dignità della persona, alla sue idee di vita e di morte.

Infine è importante sottolineare come questo caso metta in luce la necessità di lasciare per iscritto le proprie volontà. Come in Francia così in Italia è oggi riconosciuto per legge anche al paziente incapace il diritto di rifiutare le cure, pur se ciò comporti la morte. I conflitti che però possono sorgere quando questo diritto viene esercitato evidenziano la centralità del testamento biologico: solo così la propria volontà, sancita in un documento formale, non può essere disattesa o posta in dubbio.

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