06.06.2019

Fine vita: cosa si può fare in Italia?

Fine vita: cosa si può fare in Italia?

Si torna a parlare in tv e sui giornali, complice una fake news che ha colpito quasi tutte le redazioni europee, di fine vita. In pochissimi hanno dato corrette informazioni circa ciò che si può e non si può fare in Italia. Vediamole nel dettaglio.

Le cure palliative

Le cure palliative, nate circa 30 anni fa in Inghilterra, sono la cura globale e multidisciplinare per i pazienti affetti da una malattia che non risponde più a trattamenti specifici e di cui la morte è diretta conseguenza. Nelle cure palliative il controllo del dolore, degli altri sintomi e dei problemi psicologici, sociali e spirituali è di importanza fondamentale. Esse si propongono di migliorare il più possibile la qualità di vita sia per i pazienti che per le loro famiglie.

Le cure palliative sono state definite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come “…un approccio che migliora la qualità della vita dei malati e delle loro famiglie che si trovano ad affrontare le problematiche associate a malattie inguaribili, attraverso la prevenzione e il sollievo della sofferenza per mezzo di una identificazione precoce e di un ottimale trattamento del dolore e delle altre problematiche di natura fisica, psicofisica e spirituale“.

Queste cure si rivolgono a pazienti in fase terminale di ogni malattia cronica ed evolutiva, in primo luogo malattie oncologiche, ma anche neurologiche, respiratorie, cardiologiche ed hanno lo scopo di dare al malato la massima qualità di vita possibile, nel rispetto della sua volontà, aiutandolo a vivere al meglio la fase terminale della malattia ed accompagnandolo verso la morte. La fase terminale è quella condizione non più reversibile con le cure che evolve nella morte del paziente ed è caratterizzata da una progressiva perdita di autonomia, dal manifestarsi di sintomi fisici, come il dolore, e psichici che coinvolgono anche il nucleo familiare e delle relazioni sociali. Maggiori informazioni a questo link.

Il rifiuto dei trattamenti sanitari

Con la legge 219/2017 è stato disciplinato ciò che prima si ritrovava solo nella giurisprudenza, ossia la possibilità per il malato di rifiutare o sospendere qualsiasi terapia, ivi incluse quelle salvavita. Effetto diretto del rifiuto o della sospensione di terapie salvavita, sono la morte. Questa, a seconda del trattamento rifiutato o sospeso, non sempre è rapida. Per placare i sintomi fisici, come il dolore, nella fase terminale che si viene a creare con il rifiuto o l’interruzione di terapie salvavita, il medico può aiutare il paziente attraverso una sedazione palliativa profonda continua. Maggiori informazioni a questo link.

Le disposizioni anticipate di trattamento

Con le disposizioni anticipate di trattamento, ogni persona maggiorenne e capace di intendere e volere può lasciare proprie indicazioni ai medici circa i trattamenti sanitari che in futuro vorrà accettare o rifiutare nel momento in cui si trovasse in una condizione di malattia giudicata irreversibile, associata a grave disturbo cognitivo, tale da compromettere le sue capacità di coscienza o giudizio o di comprensibile espressione. Sono disposizioni attuali che si riferiscono a un possibile futuro. Nelle proprie DAT, il cosiddetto testamento biologico, è possibile indicare anche un fiduciario, ossia una persona che rappresenterà il disponente nei rapporti con il medico assicurando il rispetto delle volontà indicate. Maggiori informazioni a questo link.

L’eutanasia o l’assistenza medica al suicidio

Eutanasia o suicidio assistito sono illegali e severamente punite in Italia a causa del codice penale del 1930. L’art. 580 denominato “Istigazione o aiuto al suicidio” (che già dal titolo considera in modo uguale due condotte estremamente differenti) dice: “chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni”. La Corte costituzionale, chiamata a rispondere sulla costituzionalità della norma grazie alla disobbedienza civile di Marco Cappato, si è riunita il 23 ottobre 2018 (audiovideo seduta da radioradicale.it) per discutere la questione di costituzionalità dell’art. 580 del codice penale e si è pronunciata il giorno seguente con la decisione di sospendere il giudizio, riconvocarsi il 24 settembre del 2019 e invitando al Parlamento ad intervenire entro quella data offrendo “la tutela di determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti”. In assenza di un’azione legislativa la Corte si riunirà nella data indicata per riaprire il giudizio di costituzionalità (comunicato stampa della Corte).

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