01.04.2015
In Austria si discute di legalizzazione del suicidio assistito e dell’eutanasia in un contesto che al momento vieta anche il solo formarsi di associazioni che lavorino politicamente per questo scopo. In Italia il dibattito politico stenta a decollare.
Mentre in Italia langue il dibattito politico sul fine vita, la vicina Austria è scossa da un confronto all’interno della compagine governativa formata da cattolico-democratici e socialdemocratici. Così come in Germania, dove a novembre il Parlamento dovrebbe legiferare sul tema.
Cosa succede in Austria? E’ bene innanzitutto ricordare che il Paese dispone di una legge che disciplina il testamento biologico già dal 2006, anno in cui l’Italia era infiammata dal dibattito politico scatenato da Piergiorgio Welby. Con il testamento biologico, gli austriaci possono già ora indicare – con la vincolatività di tali direttive – le cure mediche indesiderate nel caso in cui, al momento della terapia, non fossero più in grado di intendere e volere. L’atto, che deve essere autenticato da un notaio, resta valido per cinque anni dalla stipula e può essere ritirato e modificato in qualsiasi momento ma, come è naturale che sia, deve essere preceduto da un consulto medico.
Suicidio assistito ed eutanasia, seppur abbiano rispettivamente il 68% e il 58% della popolazione favorevole, non rientrano nella legislazione a causa del blocco operato dai cattolici-democratici al governo. A metà dello scorso anno una commissione parlamentare sulla “dignità al termine della vita” ha prodotto un rapporto che non è servito a fare chiarezza all’interno delle forze governative. Forze che non seguono nemmeno i consigli della Commissione Nazionale di Bioetica che meno di due mesi fa ha raccomandato una riforma dell’articolo 78 del Codice Penale.
Cosa prevede questo articolo? Punisce dai 6 mesi ai 5 anni di carcere la cooperazione al suicidio. Si fa risalire a questo articolo anche il divieto di formare associazioni che lavorino politicamente per cambiare la legislazione attuale. Proprio l’anno scorso la polizia di Vienna ha impedito la nascita di “Letzte Hilfe” che come l’Associazione Luca Coscioni in Italia vorrebbe lavorare affinché sia riconosciuta alla persona la libertà di scelta nel proprio fine vita.