28.04.2015

Emma Bonino: «Dobbiamo regolare, non vietare»

Emma Bonino: «Dobbiamo regolare, non vietare»

Dal divorzio all’aborto, Emma Bonino è sempre stata in prima linea nella battaglia per i diritti civili. «In Italia il problema non è la mentalità della gente ma quella dei partiti». E ora, mentre combatte una personale e dolorosa battaglia contro il cancro, è ancora in campo per sostenere divorzio breve, unioni civili e adozioni per single. Con una profonda convinzione: «regolare è meglio che vietare»

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Fabrizio Roncone su Corriere della Sera – Style Magazine intervista Emma Bonino

Emma Bonino, una delle figure politiche di maggior prestigio dell’età repubblicana. Biografia maestosa: leggendaria esponente del Partito Radicale e poi commissario europeo, deputata, parlamentare a Strasburgo, due volte ministro a Palazzo Chigi, poi a Palazzo Madama. Negli anni, in molti, l’avrebbero voluta al Quirinale. Da qualche mese, nel suo guardaroba ha dovuto aggiungere un turbante.

Senatrice Bonino, lei sta affrontando un’esperienza molto dolorosa e, con il suo proverbiale coraggio, ha reso pubblico il suo tumore. Nonostante questo, non ha arretrato di un centimetro il fronte delle sue battaglie per i diritti civili del nostro Paese…

Certamente no. Anzi, semmai, questa nuova sfida ha rafforzato convinzioni preesistenti sull’esercizio difficile della libertà nella responsabilità di ciascuno, su come vivere e quindi anche come morire, su come organizzare i propri rapporti affettivi, nella certezza profonda che regolamentare è meglio che proibire…

Cominciamo dal «divorzio breve»: è una conquista?

Se anche la Camera approverà, sarà un passo avanti per ridurre i tempi e i contenziosi. Noi Radicali da sempre abbiamo chiesto di fare come in buona parte d’Europa e del mondo: introdurre il divorzio diretto, senza l’obbligo di passare dalla separazione. Nel 2013 abbiamo anche proposto un referendum, ma i cittadini non sono stati informati. È questo l’ostacolo da rimuovere, se non vogliamo aspettare altri 45 anni.

Il Pd ha provato a proporre l’adozione per i single. Quell’emendamento è stato però ritirato anche per evitare, sembra, che la norma potesse essere usata dalle coppie gay.

Invece di avere una legge moderna, che avrebbe garantito a tutti e tutte la possibilità di adottare, si è preferita la solita posizione per non «favorire» le coppie dello stesso sesso. Qualcuno ci dovrà spiegare quale sia il nesso con i single, però!

L’8 maggio è fissata la scadenza degli emendamenti al ddl Cirinnà sulle unioni civili. Le sembra una buona base di partenza? E, soprattutto, lei si fida di Matteo Renzi?

Con l’associazione radicale Certi diritti offriremo degli emendamenti migliorativi. Il testo è una buona base di partenza, ma l’Italia continua a mostrare tutta la sua arretratezza anche rispetto alla Slovenia, che è appena diventata il 13esimo Paese europeo ad approvare il matrimonio egualitario. Solo una riforma complessiva del diritto di famiglia, che apra a tutte e tutti il matrimonio civile e crei anche istituti più leggeri – come il testo Cirinnà in parte fa – può soddisfare la richiesta di parità delle coppie dello stesso sesso e dei loro figli. Quanto a Renzi: aveva già promesso di legiferare alcuni mesi fa…

Lei, senatrice, sta rilanciano con forza anche una storica battaglia radicale: quella sull’eutanasia. Con l’allungarsi delle speranze di vita diventa sempre più importante rimanere liberi di scegliere, per evitare inutili sofferenze.

Mi batto con i radicali dell’associazione Luca Coscioni per chiedere che il Parlamento finalmente discuta la nostra proposta di legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale. L’abbiamo depositata un anno e mezzo fa, ma alla Camera non ne hanno ancora discusso. Come fu per l’aborto, vogliamo legalizzare per battere l’eutanasia clandestina. E, come per l’aborto, la gente è già d’accordo: il problema sono i partiti.

L’intervista continua a pagina 73 di Corriere della Sera – Style Magazine

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